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venerdì, 30 dicembre 2005
Il mio Dio non è un dio duro, impenetrabile, insensibile, stoico, impassibile. Il mio Dio è fragile. E' della mia razza. E io della sua. Lui è uomo e io quasi Dio. Perché io potessi assaporare la divinità Lui amò il mio fango.
L'amore ha reso fragile il mio Dio. Il mio Dio ebbe fame e sonno e si riposò. Il mio Dio fu sensibile. Il mio Dio si irritò, fu passionale, e fu dolce come un bambino.
Il mio Dio fu nutrito da una madre, ne sentì e bevve tutta la tenerezza femminile. Il mio Dio tremò dinnanzi alla morte. Non amò mai il dolore, non fu mai amico della malattia. Per questo curò gli infermi. Il mio Dio patì l'esilio, fu perseguitato e acclamato.
Amò tutto quanto è umano, il mio Dio: le cose e gli uomini, il pane e la donna; i buoni e i peccatori. Il mio Dio fu un uomo del suo tempo. Vestiva come tutti, parlava il dialetto della sua terra, lavorava con le sue mani, gridava come i profeti.
Il mio Dio fu debole con i deboli e superbo con i superbi. Morì giovane perché era sincero. Lo uccisero perché lo tradiva la verità che era nei suoi occhi. Ma il mio Dio morì senza odiare. Morì scusando più che perdonando.
Il mio Dio è fragile. Il mio Dio ruppe con la vecchia morale del dente per dente, della vendetta meschina, per inaugurare la frontiera di un amore e di una violenza totalmente nuova.
Il mio Dio gettato nel solco, schiacciato contro terra, tradito, abbandonato, incompreso, continuò ad amare. Per questo il mio Dio vinse la morte. E comparve con un frutto nuovo tra le mani: la Resurrezione. Per questo noi siamo tutti sulla via della Resurrezione: gli uomini e le cose.
E' difficile per tanti il mio Dio fragile. Il mio Dio che piange, il mio Dio che non si difende.
E' difficile il mio Dio abbandonato da Dio. Il mio Dio che deve morire per trionfare. Il mio Dio che fa di un ladro e criminale il primo santo della sua Chiesa. Il mio Dio giovane che muore con l'accusa di agitatore politico. Il mio Dio sacerdote e profeta che subisce la morte come la prima vergogna di tutte le inquisizioni della storia.
E' difficile il mio fragile amico della vita. Il mio Dio che soffrì il morso di tutte le tentazioni. Il mio Dio che sudò sangue prima di accettare la volontà del Padre.
E' difficile questo mio Dio, questo mio Dio fragile, per chi pensa di trionfare soltanto vincendo, per chi si difende soltanto uccidendo, per chi salvezza vuol dire sforzo e non regalo, per chi considera peccato quello che è umano, per chi il santo è uguale allo stoico e Cristo a un angelo.
E' difficile il mio Dio Fragile per quelli che continuano a sognare un Dio che non somigli agli uomini.
(Juan Arias)
martedì, 20 dicembre 2005
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Vorrei che il Natale diventasse, un giorno o l'altro, la nascita di un piccolo Dio dentro ognuno di noi. Un Dio giusto e buono, come solo un essere umano sa essere giusto e buono... quando lo vuole. Un Dio piccino che diventa immenso, stringendoci la mano. E vorrei pregare, così come so fare... ma di tanto in tanto vorrei che un altro Dio mi insegnasse una preghiera nuova, che non conosco. E un nuovo rito, per la mia mente e il cuore, che possa dimostrare in altro modo sempre la stessa cosa: rispetto per la vita e per il dono grande che ci porta col sole di ogni giorno, la luna di ogni notte e le stagioni. E se il Natale vero fosse il compleanno spirituale della gente, forse non ci sarebbero più guerre. E se ogni volta che un bambino nasce, tutti corressimo come tanti Magi, ad onorare il Dio che è nel suo cuore... non ci sarebbero più morti per sete e fame. Vorrei poter sognare di trovarmi a casa, qualunque sia il posto della Terra in cui mi trovi. E ovunque vorrei trovare cuori aperti e mani tese a raccogliere il dono della mia presenza tra fratelli dallo stesso mio sangue; anche se sulla tavolozza della Vita un magico pennello per loro ha usato colori variopinti per la pelle. Ma il cuore mio, di fronte a loro, vorrei che aprisse non una porta ma un portone, perché più grande ancora il loro dono e più prezioso, mi sarebbe. Vorrei nuovamente nascere, ogni nascente giorno. E vorrei guardare il mondo con stupore e meraviglia, per cominciare a viverlo di nuovo. Come se fosse ieri, con gli occhi di domani. E, rinascendo, vorrei provare quella meraviglia senza fine di ritrovare - anch'essi nati a nuovo - occhi a me cari, sembianze conosciute... ma in altre vesti per celebrare insieme ancora l'alba nuova della Vita. Vorrei sentire, in me e in tutti, la dolce irruenza di un'emozione che scorre in un punto indecifrabile del corpo... e che, vera e intangibile, ci fa sentire vivi. Scorrere dentro di noi l'amore, come un fiume, questo vorrei ascoltare. E non i pianti, i rombi dei motori appesantiti dalle bombe, lo stridio delle voci di chi ha il potere in mano e non ricorda di avere tra le mani un dono da gestire con amore e con riguardo. Perché sotto i bottoni del comando ci sono miliardi di persone la cui vita dipende da un bottone rosso o da uno nero. Vorrei che mai andasse loro in corto circuito il cuore ad interrompere il flusso del loro amore. Se l'albero di Natale non fosse un pino ma l'Albero della Vita, saremmo vivi per raccoglierne i frutti. E se ogni pacchetto di regali sotto di esso, fosse adornato si del fiocco rosso della passione ardente… ma dentro vuoto, saremmo in grado con un sol sorriso di riempirci gli occhi di ogni meraviglia che ci è stata data. Che non si può narrare con parole e non può alcun oggetto dimostrare... ma basta il gesto a portarne il valore. Vorrei sentire dentro me l'indecisione di un pensiero: oggi è Natale, ma quale Dio è nato? E' nato Gesù ed è nato il suo messaggio, o col suo messaggio è nato lo stesso giorno anche l'amore per tutti quanti gli altri? E se col suo messaggio è nato questo, mio Dio che faccio.... in quale Chiesa corro ad onorar la festa? Basilica o moschea? Forse è abbastanza che corra nella Chiesa della famiglia che vive accanto a me? E forse non basta un Natale solo, se ovunque guardi vedi il vero Dio. E forse così ancora una volta Gesù si dona a noi. Lasciando che il nome Suo venga sostituito dal nome anonimo di un "signor Luigi". Il nome cosa conta, sarà così? Forse non è così e ancora una volta la nascita di Dio sarà ricordata un giorno 25 di un mese molto freddo. Ma nel brusio di voci, di motori, di rumori.... di notizie... Nell'intasato ingorgo di pensieri che siamo diventati tutti quanti, almeno per quel giorno vorrei una magia.... Sssshhhhhhhhhh................. un po' di silenzio tra le nostre menti... intoni un canto solo il nostro cuore.... oggi è Natale, al mondo sta bussando un’altra volta l’Amore.
(Anna Perrino)
sabato, 17 dicembre 2005
Per mia nonna, scomparsa due anni fa.
Tu sei lassù, nel cielo sereno che guardo quest'oggi. Amavi la vita nella sua assoluta sempicità, donando a tutti con gesti semplici tutta te stessa. La tua assenza sarà un vuoto che niente e nessuno riuscirà a colmare. Sei andata via, lontano, ma nessuna distanza, potrà mai separarci da te e dal tuo ricordo, che è vivo come se tu fossi ancora qui, immezzo a noi. Avrai sempre un posto bello è luminoso nel nostro cuore, come è stato il tuo sorriso. Si, il tuo sorriso, perchè ci hai insegnato che è la cosa più preziosa che abbiamo e dobbiamo essere generosi e donarlo continuamente. Tu sei e sarai sempre nel nostro cuore... nei nosti pensieri. Non ti dimenticheremo mai, per tutto quello che nella tua vita hai dato a tutti noi. Ci hai lasciato la tua allegria e la custodiremo gelosamente, la conserveremo nel nostro cuore... Ciao, ciao per sempre, o forse no... Mi piace pensare che tu sia ancora qui, in mezzo a noi, e forse lo sei davvero, nei sorrisi e nei piccoli gesti che noi che ti abbiamo tanto amata, regaliamo oggi al nostro prossimo. Che il nostro pensiero voli sempre da te, nell'attesa di poterti riabbracciare.
(Valentina)
giovedì, 15 dicembre 2005
La felicità non va inseguita, ma è un fiore da cogliere ogni giorno, perché essa è sempre intorno a te.
(S. Bambareu)
Un giorno senza un sorriso è un giorno perso.
(Charlie Chaplin)
sabato, 10 dicembre 2005
Sei persone,colte dal caso nel buio di una gelida nottata, su un'isola deserta, si ritrovarono ciascuna con un pezzo di legno in mano. Non c'era altra legna nell'isola persa nelle brune del mare del Nord. Al centro un piccolo fuoco moriva lentamente per mancanza di combustibile. Il freddo si faceva sempre più insopportabile. La prima persona era una donna, ma un guizzo della fiamma illuminò il volto di un immigrato dalla pelle scura. La donna se ne accorse. Strinse il pugno intorno al suo pezzo di legno. Perché consumare il suo legno per scaldare uno scansafatiche venuto a rubare pane e lavoro? L'uomo che stava al suo fianco vide uno che non era del suo partito. Mai e poi mai avrebbe sprecato il suo bel pezzo di legno per un avversario politico. La terza persona era vestita malamente e si avvolse ancora di più nel giaccone bisunto, nascondendo il suo pezzo di legno. Il suo vicino era certamente ricco. Perché doveva usare il suo ramo per un ozioso riccone? Il ricco sedeva pensando ai suoi beni, alle due ville, alle quattro automobili e al sostanzioso conto in banca. Le batterie del suo telefonino erano scariche, doveva conservare il suo pezzo di legno a tutti i costi e non consumarlo per quei pigri e inetti. Il volto scuro dell'immigrato era una smorfia di vendetta nella fievole luce del fuoco ormai spento. Stringeva forte il pugno intorno al suo pezzo di legno. Sapeva bene che tutti quei bianchi lo disprezzavano. Non avrebbe mai messo il suo pezzo di legno nelle braci del fuoco. Era arrivato il momento della vendetta. L'ultimo membro di quel mesto gruppetto era un tipo gretto e diffidente. Non faceva nulla se non per profitto. Dare soltanto a chi dà, era il suo motto preferito. Me lo devono pagare caro questo pezzo di legno, pensava. Li trovarono così, con i pezzi di legno stretti nei pugni, immobili nella morte per assideramento. Non erano morti per il freddo di fuori, erano morti per il freddo di dentro.
Forse anche nella tua famiglia, nella tua comunità, davanti a te c'è un fuoco che sta morendo. Di certo stringi un pezzo di legno nelle tue mani. Che ne farai?
(Perle per l'anima)
giovedì, 08 dicembre 2005
Ti amo così, propensione ad appiglio dell'anima ti amo così sorprendente disegno d'altissimo ti amo così.. Perchè ti amo così l'abitudine è un pò come il mare e ti amo così ne approfitta la mia solitudine e adesso son qui notte, notte non abbracciarmi resta, resta limpida E ti amo così tra il fogliame la luna rischiarami ti amo così smetto d'essere ciò che pensavo e ti amo così. Che ne sarà del mare tra i mille baci e bei momenti un nuovo cerchio nel cuore forse ne morirò, non lo so che ne sarà del mare ch'è in me, in me. Perchè ti amo così tra il maglione ed un fiotto del cuore. Io ti amo così se guardare un'inganno perdonami. Adesso son qui notte, notte non abbracciarmi resta resta limpida. E ti amo così tra il fogliame la luna rischiarami, ti amo così smetto d'essere ciò che pensavo e ti amo così.
(Mango "Ti amo così")
venerdì, 02 dicembre 2005
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Ti sussurrerò un bacio, lo farò piano, con dolcezza, senza che tu te ne accorga... Le mie labbra cercheranno il tuo volto per disegnare i suoi contorni e trasferirvi i sentimenti che hai scatenato nel mio animo. Ci metterò tutto l'amore del mondo, ti donerò amicizia e serenità. Le mie labbra cercheranno le tue in un ebriante gioco di emozioni che non avrà mai fine. Volerò oltre l'immaginazione, verso un mondo nello spazio ignoto dove la libertà inebria lo spirito e mille desideri si intrecciano fra di loro in un sottile gioco di pensiero, per rivivere in un intenso atto d'amore. Ti donerò le chiavi del giardino dei sogni, quel luogo segreto sepolto nel tempo, dove sapevo che un giorno saresti entrato per posarvi un frammento di felicità. Porterò sempre con me le tue parole, custodirò il suono della tua voce, per ascoltarti in giornate senza sole. Vorrei amarti come non ho mai saputo, come si amano le cose più belle. Vorrei amarti oltre la stessa vita, come le cose più eteree ed impalpabili, nell'ombra tra anima e cuore. E mi illudo che sarai sempre là ad aspettarmi nel mondo di fantasia che abbiamo costruito per noi, dove vivrà sempre il nostro amore senza limiti.
(J. Smith )
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