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martedì, 31 gennaio 2006
E' strano, passi una vita inseguendo un sogno e poi ti accorgi che la tua isola felice era ad un passo da te. Che bastava allungare appena una mano per sentire l'onda che sfiorare la riva ed il tuo cuore che dice: Siamo arrivati.
(Tratto dal film L'uomo perfetto)
giovedì, 26 gennaio 2006
Navigo attraverso il vento e la pioggia, isolandomi dagli altri pretendo di fare la mia corsa da sola, noi abbiamo bisogno non già di un testa a testa, di un corpo a corpo ma di un cuore a cuore. Ecco…! La vedo…! Vedo la Luce, quella Luce che mi ha già salvato tatte volte. Quella mano, che instancabilmente, mi aiuta a risalire il precipizio e mi riporta sulla strada della vita. Abbandonata a te mi farò condurre con fiducia verso la strada della salvezza.
(Valentina)
sabato, 21 gennaio 2006
L'Alba di Vale
Non so l'alba, ma i miei occhi tremano d'amore per te.
Ogni giorno che vivo lo vivo perché esisti dentro di me come preghiera e maledizione di Dio.
Ogni tramonto che aspetto l'aspetto perché il tuo cuore possa accorgersi che il mio ha un soffio che lo fa star male tra le ombre che presto porteranno notte
Ogni dì che mi sveglio cerco te per scoprire se l'alba ha gl'occhi tuoi o i miei tristi d'infinita solitudine
(Giuseppe Iannozzi)
mercoledì, 18 gennaio 2006
Nel cuore di ogni inverno c'è una primavera palpitante
e dietro la nera cortina della notte si nasconde il sorriso di un'alba .
(R.Battaglia)
venerdì, 13 gennaio 2006
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Otto minuti. Due per arrivare al parcheggio, quattro per il rapporto, altri due per tornare al marciapiede. Lo sfruttatore ha il cronometro in mano. In caso di ritardo, interviene con minacce e percosse. C'è una tabella di marcia: almeno quindici clientii, almeno cinquecento euro a notte. Michela non aveva mai sgarrato. Ha rispettato i tempi anche il giorno in cui è comparso nella sua vita quel ragazzo italiano. Aveva avuto pochi secondi per decidere se fidarsi o no. "Ho visto che piangevi - le aveva detto il ragazzo - Stai male?". "Sì", gli aveva risposto dopo un po'. Salendo in macchina, calcolò che era già passato un minuto. Un rischio. Aveva sentito di finti "liberatori" che segnalavano agli sfruttatori le prostitute disposte alla fuga. Per le ragazze erano pestaggi sanguinosi. Ebbe bisogno d'altri trenta secondi per trovare la forza di parlare. Aveva 19 anni ed era arrivata 2 mesi prima dalla Romania assieme ad un uomo, un vicino di casa. Lo conosceva fin da bambina. Le aveva detto d'essere padrone d'un ristorante in Italia, per lei c'era un posto da cameriera. Appena giunta a Roma, s'era ritrovata sul marciapiede. Aveva pensato di fuggire, ma quello non le levava mai gli occhi di dosso. E se non c'era lui, a sorvegliarla era la sua compagna, rumena anche lei. Abitavano tutti e tre in un albergo nei pressi della stazione Termini. Quattro minuti, tempo scaduto. "Voglio aiutarti", le aveva detto il ragazzo mentre la riaccompagnava sulla strada. Le aveva dato i trenta euro e un appuntamento per l'indomani. Riconobbe subito la macchina e dovette frenare l'impulso di salirvi senza prima aver finto di trattare. Raggiunsero il parcheggio velocemente, guadagnando una ventina di secondi. Il ragazzo le porse il cellulare. Il giorno prima, le spiegò, aveva parlato con delle donne che erano in grado di aiutarla. Una di loro aspettava una sua telefonata. Quando finì di dirglielo, aveva già composto il numero. In un fiato Michela confermò a quella voce femminile che intendeva denunciare il vicino di casa. Ma aveva molta paura, perché quello spesso tornava in Romania e poteva fare del male alla sua famiglia. Tempo scaduto. Il ragazzo era tornato anche la notte successiva, coi soliti trenta euro ma anche un notes. La mattina dopo avrebbe affidato gli appunti a quelle donne. Avevano un piano. Semplice: informare la polizia. Avevano già assistito migliaia di ragazze nelle condizioni di Michela. Quattro minuti scaduti. Un'altra notte ancora. Ritornò puntuale, con la notizia. Passarono i tre restanti infiniti minuti a dirsi che l'inferno stava per finire. Di quel che accadde dopo, oggi ricorda una sequenza da film. Il ragazzo le aveva detto che sarebbero arrivati alle 20,30, ma davvero non immaginava tanta puntualità. La porta s'aprì di schianto due minuti dopo. Il vicino di casa restò impietrito. Michela ora vive a Roma e continua a vedere il ragazzo italiano. La denuncia del suo sfruttatore le è valsa il permesso di soggiorno, così come prevede la legge. Segue un corso di formazione per mediatori culturali. Il vicino di casa è in carcere.
Ogni anno dieci milioni d'italiani - tanti sono quelli che vanno con le prostitute - hanno ottanta milioni di minuti per salvare Michela dalla schiavitù. (la storia di Michela ci è stata raccontata da Oria Gargano, del Centro Antiviolenza della Provincia di Roma).
lunedì, 09 gennaio 2006
In questo lungo cammino di pellegrinaggio terreno, sento di volere uno sguardo acuto, per guardare attraverso le apparenze.
Vago nell'attesa di trovare la Tua luce che mi illumini, affinchè io possa farmi illuminare anche nei luoghi più oscuti della sofferenza umana, per essere gioia nell'umiltà. Nella semplicità che mi fa essere quella che sono e non mi fa indossare maschere.
Voglio vivere di speranza e guardare tutto con gioia e meraviglia.
(Valentina)
martedì, 03 gennaio 2006
Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso, non mi sostiene il pane, l'alba mi sconvolge, cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno. Sono affamato del tuo riso che scorre, delle tue mani color di furioso granaio, e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo, cercandoti, cercando il tuo cuore caldo come un puma nella solitudine.
(Pablo Neruda)
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