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mercoledì, 29 ottobre 2008
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Il pensiero di Don Bosco
Don Bosco fu essenzialmente un uomo di azione. Per molti anni i suoi collaboratori insistettero perchè mettesse per iscritto le sue idee pedagogiche e solo nel 1877 (a 11 anni dalla sua morte) ha malincuore, don Bosco scrisse sette paginette dal titolo "Il Sistema Preventivo nella educazione della gioventù".
La sua azione si svolge nel cuore di quello che fu definito “il secolo pedagogico certamente non si può”, collocare accanto ai grandi teorici della pedagogia (Comenio, Pestalazzi, Montessori, Roussenu, Froebel...), tuttavia meraviglia il fatto che la sua fama e i suoi metodi abbiano superato le tradizioni confessionali e nazionali, per essere accolti con simpatia e positivi apprezzamenti anche in ambienti non cristiani, in tutto il mondo.
Non è improbabile che fattori determinati della vasta risonanza siano la modernità del sistema che accoglie tutto quanto di positivo offre la cultura e la civiltà di ogni con testo ambientale, l‘umanità che rifiuta ciò che è rigido e legato a visioni riduttive.
Ma la grandezza sembra legata ad alcuni elementi caratteristici, che oggi troviamo diffusi in vari sistemi educativi, ma che ai tempi di don Bosco sapevano di vera innovazione.
Ne elenchiamo i principali:
1. Tutto il giovane
La pedagogia di don Bosco guarda al giovane nella sua interezza. Sono importanti i momenti di gioco e di svago (nelle case salesiane non può mancare lo sport, la ricreazione movimentata e chiassosa); viene favorito il protagonismo giovanile attraverso il teatro, la musica, l'animazione...
"Amate le cose che amano i giovani ripeteva ai suoi educatori".
Al giovane viene offerta la possibilità dello studio, dell'apprendimento di un mestiere con cui guadagnarsi la vita ed essere un onesto cittadino nel mondo. E ancora, a don Bosco sta a cuore la salvezza dell'anima del giovane che incontra, per cui lo educa al senso cristiano dell'esistenza, gli offre la religione per una gioia più piena, perché vi aspetto tutti in Paradiso.
Sintetizzava il tutto con tre parole, le tre S: salute, scienza, santità, che noi possiamo riscrivere dicendo: gli interessi umani, culturali e spirituali, armonicamente composti nella persona del giovane.
2. Ottimismo
Non ho mai conosciuto un giovane che non avesse in sé un punto accessibile al bene,qualcosa di positivo, facendo le va sul quale ho ottenuto molto di più di quanto desideravo.
Don Bosco guardava al giovane con simpatia: "Basta che siate giovani perché io vi ami assai". Si crea così tra educatore ed educando un canale comunicativo che permette col tempo la trasmissione di valori. Un ottimismo realista che tiene conto del positivo presente in ogni giovane, che lavora educativamente perché si crei una personalità armonica, capace di coniugare in se stessa i valori della vita e quelli della fede, ma che sa anche di avere a che fare i conti con elementi "inquinanti", provenienti dal cuore del soggetto e da cattivi influssi dell'educazione precedente e della società. La ragione del suo Sistema è proprio questo dare fiducia alle forze di bene presenti nella persona e che l'educazione ha il compito di far crescere e maturare.
3. Fede nell'educazione
Don Bosco in tutto il suo lavoro tra i giovani fu sostenuto da un'idea sola:
"L'educazione può cambiare la storia", per questo ha speso la sua vita.
Dell'educatore scrive: "E' un individuo consacrato al bene dei suoi allievi, perciò deve essere pronto ad affrontare ogni disturbo, ogni fatica per conseguire il suo fine che è la civile, morale, scientifica educazione dei suoi allievi".
L'educazione è quel processo interpersonale, lungo nel tempo, che ha come finalità la formazione di ´ buoni cristiani e onesti cittadini. Non si educa imprigionando la libertà, ma aiutando il giovane ad usarla bene e per questo occorre:
- competenza educativa;
- amore alla ´vita profonda;
- sguardo positivo su se stessi e sugli altri;
- passione per i giovani.
4. Vera prevenzione
Oggi questa parola è entrata nella mentalità e nella prassi comune. Meglio prevenire che curare dice un noto slogan. E così si sottolinea l'aspetto negativo, certamente presente nella prevenzione.
In termini educativi significa:
- evitare al giovane quelle esperienze negative che potrebbero compromettere seriamente la sua crescita,
- offrire gli strumenti per affrontare in forma autonoma la vita con tutte le sue difficoltà e contraddizioni,
- creare un ambiente in cui i valori che si intendono trasmettere sono vissuti e comunicati con l'sempio.
C'è però un secondo senso legato alla parola prevenzione: non occorre solo prevenire il male (evitando in tal modo effetti devastanti nell'educando), ma anche il bene, facendolo emergere attraverso un percorso a tre livelli:
a) riconoscere se stessi e nel giovane un'energia sufficiente capace di condurlo all'autonomia (ottimismo);
b) risvegliare la voglia di camminare, di costruirsi, dandone per primi l'esempio;
c) aiutare il giovane a prendere coscienza delle sue qualità positive e offrire al tempo stesso delle concrete possibilità per cui queste possano esplodere in tutta la loro potenzialità.
5. La centralità dell'amore nell'educazione
Si educa solo nella misura in cui si ama dicono oggi molti pedagogisti. Don Bosco aveva affermato: "L'educazione è cosa di cuore". E ancora:La pratica di questo sistema è tutta poggiata sulle parole di san Paolo che dice: "La carità è benigna e paziente; soffre tutto, ma spera tutto e sostiene tutto ".
Don Bosco è convinto che solo Dio ci può insegnare l'arte di amare come Lui e di educare. Di qui l'importanza della religione nel suo sistema educativo.
Educare è volere il vero bene del giovane e il primo passo è farselo amico, guadagnare il suo cuore. In una lettera famosa di don Bosco, scritta ai Salesiani da Roma nel 1884, si legge: Chi sa di essere amato, ama; e chi è amato ottiene tutto, specialmente dai giovani. Non basta amare i giovani: occorre che loro si accorgano di essere amati.
Tanti anni prima aveva ricevuto, in un sogno, un consiglio prezioso: Non con le percosse, ma con la mansuetudine e la carità dovrai guadagnare il cuore dei giovani. un amore che sa di consacrazione: L‘educatore è tutto consacrato al bene dei suoi alunni, quindi capace di dare loro tutto, anche la vita.
L'attualità di questo stile pedagogico che fa riferimento a don Bosco è sotto gli occhi di tutti, anzi sembra essere più urgente oggi di quanto lo fosse un secolo fa.
L'educazione è opera faticosa, dai tempi lunghi, con successi e fallimenti alterni; non ha ricette preconfezionate, perché deve fare i conti con l'irripetibilità di ogni persona, si fonda sulla convinzione che il bene presente in ogni soggetto è un valore tale per cui vale la spesa "dare la vita".
mercoledì, 01 ottobre 2008
Chi non desidera niente di questo mondo, è padrone di tutto il mondo.
(Sant'Alfonso)
giovedì, 14 agosto 2008
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La solennità dell'Assunzione di Maria Vergine infonde in tutti noi un senso di gioia e di speranza. Un senso di gioia perché Dio vuole trasfigurare tutto il nostro essere: il corpo e lo spirito. Nulla di noi andrà perduto. Quella storia di fatica e d'amore che ciascuno di noi scrive mentre è nel corpo è destinata ad entrare per sempre nel progetto di Dio, nella sua gloria.
Tutto questo ci riempie di gioia perché allontana da noi lo spettro del nulla, della morte, della paura. Non siamo destinati al nulla, al vuoto. Siamo destinati alla gloria. Questa gioia deve diventare la nostra forza per affrontare la quotidiana battaglia della vita. Unitamente a questo senso di gioia, la festa odierna infonde in tutti noi un senso di speranza. Una speranza che nasce dal contemplare Maria già nel pieno possesso della gloria di Dio. Una di noi, Maria, è arrivata prima di noi lì dove tutti noi siamo destinati.
Dio non dimentica nulla di ciò che gli doniamo, raccoglie ogni lacrima, conserva nel cuore ogni nostra pena e riveste di luce ogni atto d'amore. Poi, al tempo stabilito, riunisce ogni cosa e, con questo materiale prezioso, modella la corona che ci offrirà, davanti al suo trono. Ha fatto così con Maria, farà così anche con noi. Questo ci riempie il cuore di speranza.
La liturgia della solennità dell'Assunzione, ci ricorda che l'uomo è posto sulla terra tra il bene e il male, tra la grazia e il peccato. La vittoria della luce e della grazia è il risultato di una lotta. Così avviene nella vita dell'uomo; così succede nella vita di ciascuno di noi; così si verifica anche nella storia scritta dai popoli, dalle nazioni e dall'intera umanità.
Proprio per questo, allora, l'Assunta è un segno profondamente eloquente. Un segno vero, che mentre indica il regno di Dio, il quale si realizza totalmente nell'eternità, non cessa di mostrare le vie che conducono a quest'eternità divina. Su tutte queste strade ogni uomo può incontrare Maria. Anzi ella stessa viene verso ciascuno di noi. A ciascuno è dato di poterla rendere partecipe, ogni giorno, della propria esistenza terrena che, a volte, è difficile.
sabato, 19 luglio 2008
Trova il tempo di pensare
Trova il tempo di pregare
Trova il tempo di ridere
È la fonte del potere
È il più grande potere sulla Terra
È la musica dell’anima.Trova il tempo per giocare
Trova il tempo per amare ed essere amato
Trova il tempo di dare
È il segreto dell’eterna giovinezza
È il privilegio dato da Dio
La giornata è troppo corta per essere egoisti.
Trova il tempo di leggere
Trova il tempo di essere amico
Trova il tempo di lavorare
E’ la fonte della saggezza
E’ la strada della felicità
E’ il prezzo del successo.
Trova il tempo di fare la carità
E’ la chiave del Paradiso.
(Iscrizione trovata sul muro
della Casa dei Bambini di Calcutta.)
giovedì, 19 giugno 2008
Il nido ha ospitato il suo gabbiano fino a quando non ha imparato a volare. E' ora di lasciare il nido perchè siamo pronti per spiccare il volo e per costruire il nido altrove, dove Dio ci manda. Conosciamo le nostre lotte interiori e le difficoltà che abbiamo incontrato dopo i primi "voli": siamo caduti più volte ma dalle cadute abbiamo imparato il gusto delle cose difficili. Ora, provati e pronti, possiamo spiccare il volo, e costruire anche noi un pezzo di strada per il mondo. Dio ci manda e il suo Spirito ci aiuterà a rendere conto della "speranza che c'è in noi!"
(Tratto dalla promessa dei partenti in missione in Albania)
domenica, 23 marzo 2008
Quella che sembrava una sconfitta ha lasciato posto ad una vittoria inaspettata: Quella della vita che è più forte della morte.
Attraverso Gesù Risorto, Dio tergerà ogni lacrima dai nostri occhi, perchè il nostro Dio è disceso per primo negli inferi, ovvero ha sperimentato sino in fondo la morte e l'altrui cattiveria affinchè noi non abbiamo paura di essere soli: anche in quei momenti tenebrosi, Egli è con noi a donarci la sua luce. Egli, disceso negli inferi, ha vinto la morte e con lui anche noi vinciamo su ogni forma di morte.
Anche se rimaniamo attoniti di fronte a tutto l’orrore che c’è nel mondo, c’è racchiuso in questo momento tutto l’amore del mondo e anche più.
(Benigno Papa)
venerdì, 28 settembre 2007
Esercitiamoci ogni giorno nella carità. Non dimentichiamo di fare ogni giorno, anzi ogni momento, offerta delle nostre azioni, compiendo tutto per amore.
Ama la Verità, mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.
(S. Giuseppe Moscati)
sabato, 24 febbraio 2007
Dio è amore, l'amore è vita, l'amore muove il mondo: riempie i cuori, accende la speranza, irradia i cuori.
Senza l'amore la vita è arida e buia: l'amore è splendore nel giorno, luce nella notte, calore nel freddo, brezza nell'arsura.
Esso è una potenza che domina l'uomo, conducendolo dove vuole. Ha una forza indomabile, irresistibile oltrepassa la volontà umana. L'amore è un mistero segreto rivelato solo nel silenzio del cuore.
Amare è volere il bene di una persona, non semplicemente sentirsi bene insieme a lei. Uscire un pò da noi stessi, donando il cuore senza pretendere nulla.
venerdì, 22 dicembre 2006
Io tia amo, amo te, te mondo, te uomo.
Io sono qui. Sono con te. Sono la tua vita. Sono il tuo tempo. Io asciugo le tue lacrime. Io sono la tua gioia.
Non avere paura! Quando non sai più che pesci pigliare, Io sono qui con te. Io sono nella tua angoscia, perchè anch'io l'ho vissuta.
Sono nella tua sofferenza e nella tua morte, perchè oggi ho cominciato a vivere e morire con te. Io sono nella tua vita, e te lo prometto: la tua meta è quella di vivere, sempre.
E' Natale! E lo sarà per l'eternità.
(Karl Rahner)
venerdì, 08 dicembre 2006
Maria non aveva nulla in più di ciascuno di noi, proprio come il diamante non ha nulla in più della grafite (materiale con cui è realizzata la mina della matita).
Il carbonio puro non combinato, infatti, si rinviene in natura allo stato elementare e può presentarsi come diamante o come grafite. Nonostante l'identica composizione chimica questi due minerali presentano caratteristiche fisiche del tutto differenti. Il motivo va ricercato nella differente disposizione degli atomi.
Anche tra noi e Maria la differenza sta nella diversa disposizione di atteggiamenti e utilizzo dei doni ricevuti. Celebrare la festa dell’Immacolata è riconoscere Maria come un modello da cercare di imitare.
domenica, 03 dicembre 2006
Il legno buono non cresce negli agi. Più il vento è forte più gli alberi sono forti.
(Anonimo)
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